Dove vive il mio cuore


di Laura Parise KindleUnlimited GratiseBook € 2.69Cartaceo Flessibile € 14,99Cartaceo Rigida € 18.99343 paginespin off diAscoltando il tuo cuore Trama Un matrimonio riparatore che lega due persone che probabilmente non dovrebbero stare insieme. La beffa del destino. Il figlio che li ha legati non vedrà mai la luce. Che fare? Per non dare un dispiacere […]

Dove vive il mio cuore

Cover reveal



📚Finalmente è arrivato il momento di svelarvi la copertina del mio NUOVO romanzo dal titolo

♡︎DOVE VIVE IL MIO CUORE ♡︎

In questo romanzo avrete modo non soltanto di conoscere la storia dei protagonisti Sonia e Michele, ma scoprirete anche alcune chicche e immagini sulle due città che fanno da sfondo a questa storia.

Genova e Dublino.


Dove vive il mio cuore vi racconta una bella storia d’amore e di rinascita, con un pizzico di intrigo e vi fa viaggiare nella città del cuore dell’autrice e dei protagonisti.

Non manca molto. L’uscita è prevista per il giorno del mio compleanno il 5 Agosto e il preorder per l’eBook è già aperto.

Sinceri, cosa ne pensate? Vi piace?

𝑻𝒓𝒂𝒎𝒂

A presto… Laura

Recensione di “Ascoltando il tuo cuore”


Titolo: Ascoltando il tuo cuore Autrice: Laura Parise Editore: Self Publishing Genere: Romanzo rosa Data di pubblicazione: 23 maggio 2019 Formati e prezzi: 2,69 € (ebook – disponibile anche con abbonamento Kindle Unlimited) – 14,09 € (Cartaceo copertina flessibile 14,09) 18,62 € (cartaceo copertina rigida) Cover TRAMA Prossima alle nozze, Giada è piena di dubbi. […]

Recensione di “Ascoltando il tuo cuore”

Leggete l’intera recensione nel blog di 𝑮𝒐𝒄𝒄𝒆 𝒅’𝒊𝒏𝒄𝒉𝒊𝒐𝒔𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒐𝒔𝒂

Esce oggi


𝐂𝐢 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨!

𝑭𝒊𝒏𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 è 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒗𝒂𝒕𝒐 𝒊𝒍 𝒔𝒖𝒐 𝒈𝒊𝒐𝒓𝒏𝒐!

𝑰𝒏 𝒎𝒆𝒎𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒅𝒊 𝒎𝒊𝒂 𝒎𝒂𝒅𝒓𝒆 𝒆 𝒎𝒊𝒐 𝒑𝒂𝒅𝒓𝒆 ℎ𝑜 𝑑𝑒𝑐𝑖𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑖𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎé 𝑛𝑜𝑛 𝑣𝑜𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑖 𝑡𝑟𝑒 𝑚𝑒𝑠𝑖.

𝐿𝑜𝑟𝑜 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑣𝑖𝑠𝑠𝑢𝑡𝑜 57 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑠𝑒 𝑛𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑛𝑑𝑎𝑡𝑖.

𝑷𝒆𝒓 𝒎𝒂𝒏𝒐 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒂 𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 𝒆 𝒐𝒍𝒕𝒓𝒆

𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑣𝑖𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑒 𝑒 𝑛𝑒𝑖 𝑚𝑖𝑒𝑖 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑖𝑒𝑟𝑖.

𝐿𝑜 𝑝𝑜𝑡𝑟𝑒𝑡𝑒 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑠𝑢 𝐴𝑚𝑎𝑧𝑜𝑛 𝑖𝑛 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑖 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑡𝑖 𝑒 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑙’𝑒𝐵𝑜𝑜𝑘 𝑎𝑙 𝑝𝑟𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑠𝑝𝑒𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑖 0,99.

Lo potrete trovare Qui

Trama:

Questo non è un romanzo, è un diario, anzi di più! È la cronaca di tre mesi di sofferenza e di speranze negate; scevro di orpelli, tagliente a volte, lineare ma estremamente vero. È la storia del doloroso addio ai miei genitori, due anime che hanno vissuto per mano tutta la vita e per mano hanno proseguito il loro viaggio.

A tratti i miei pensieri emergeranno tra queste pagine improvvisi, con l’irruenza della reazione istintiva e la rabbia generata dall’impotenza e dal dolore. 

Non sarà una lettura facile per tutti proprio per il suo aspetto di cronaca che, forse, può risultare un po’ pesante ma, vi permetterà, con il racconto delle mie giornate vissute, di proseguire senza sentirvi soverchiati dalle emozioni che giungeranno a voi man mano, come tante piccole onde dandovi il tempo per elaborarle.

Troverete le mie parole dure contro la gestione italiana della pandemia e di altri aspetti burocratici e queste, potranno suscitare consensi ma, anche aspre critiche. Ne sono consapevole, come spero voi vi rendiate conto che, ci sono ragioni del cuore che la mente a volte non può comprendere.

In molti si potranno ritrovare tra le pagine di questo libro che è, la testimonianza cruda e reale di quanto l’essere umano è portato a sopportare quando vede le sue radici pian piano dissolversi e diventare cenere. 

Laura

Una recensione speciale


Sul Blog di Elena Gianasso oggi è stata pubblicata una bellissima recensione al mio romanzo

𝐋𝐞 𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐨 𝐥’𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞

Ringrazio di cuore la poetessa Elena Giannasso per le sue bellissime parole che mi ha concesso di riportare di seguito.

Intanto vi lascio qui il link dove trovare le opere di Elena.

Cioccolato, libri, cinema, Poesie

Un po’ del mio mondo, le mie passioni, consigli e riflessioni

Le Avversità non fermano l’amore

Una donna, un uomo, una ragazzina, una sedia a rotelle e due cuccioli. Rachel una donna il cui destino ha riservato tanta sofferenza facendole perdere la sua adorata bambina. Kevin, un uomo che combatte ogni giorno per il benessere di sua figlia dopo che la moglie li ha lasciati. Jenny, una ragazzina affetta da SMA costretta a vivere su una sedia a rotelle. Le difficoltà di Rachel ad occuparsi dei giovani legate proprio alla sua grande perdita, la porteranno comunque a dover scegliere, o questa paziente o perdere il posto di lavoro. L’incontro con Kevin è un fulmine a ciel sereno, le giornate con Jenny colme di tutte quelle cose che la ragazzina non ha mai vissuto, un po’ per colpa del suo sentirsi diversa, un po’ per l’incompetenza paterna e la paura di Kevin che a Jenny possa accadere qualcosa di brutto tanto da portarlo a volerla tenere sotto una campana di vetro. Pian piano Rachel ricomincia ad assaporare la vita, ad insegnare, a Jenny come affrontarla, e a Kevin, come lasciare pian piano che Jenny viva i suoi sedici anni. Cupido e l’amore faranno il resto.

Eccomi a raccontarvi la mia ultima lettura, ho avuto bisogno di tempo per metabolizzare questa storia ed ho versato più di una lacrima, non solo di commozione e tenerezza nei confronti di Jenny ma per autentica immedesimazione. Ho centellinato la lettura delle pagine perché a tratti non è stato facile. Mi sono ritrovata in tutto ciò che ha vissuto, nella rabbia ma anche nella determinazione nell’affrontare la vita, nella voglia di credere nel futuro. Per molti episodi sembra che Laura abbia raccontato la mia vita e giuro che noi prima di adesso non ci conoscevamo. La ringrazio per la sua delicatezza, ho apprezzato molto l’alternarsi delle due voci all’interno dei capitoli, soprattutto mi è piaciuto leggere i pensieri di Kevin anche se anche questi li ho vissuti. Laura è riuscita a trasmettere la chimica, l’attrazione è il bisogno d’amore dei due protagonisti. Mi sarebbe piaciuto leggere qualche momento di coppia in più…. Ma forse sono troppo romantica

Storia assolutamente consigliata, mia opinione la copertina non rende giustizia alla dolcezza di questo romanzo.

Grazie Elena.

Laura

Se vuoi puoi già preordinare


Oggi vi regalo un nuovo estratto inedito della mia prossima uscita il 31 maggio e vi ricordo che l’#eBook è già in #preordine a #prezzospeciale 0,99

🅔︎🅢︎🅣︎🅡︎🅐︎🅣︎🅣︎🅞︎ 🅘︎🅝︎🅔︎🅓︎🅘︎🅣︎🅞︎

✍️…Non è un volersi scaricare la coscienza o cercare di limitare le responsabilità e alleggerirsi l’anima, non ho certo deciso io questo destino crudele, non ho certo messo io in atto questo periodo maledetto ma, continuo a chiedermi:
“Io al suo posto, non vorrei sapere la verità, piuttosto che una serie di piccole bugie? Come mi sentirei io se venissi a scoprire che tutti sapevano e che solo io ero all’oscuro di quello che stava per accadere alla persona che amo?”…

𝑽𝒊 𝒉𝒐 𝒊𝒏𝒄𝒖𝒓𝒊𝒐𝒔𝒊𝒕𝒐? 𝑺𝒑𝒆𝒓𝒐 𝒅𝒊 sì

𝑳𝒂𝒖𝒓𝒂

𝑩𝒐𝒐𝒌𝒕𝒓𝒂𝒊𝒍𝒆𝒓 𝑸𝒖𝒊.

La copertina del mio prossimo libro


Cari lettori, oggi vi rivelo la copertina del mio prossimo libro che sarà disponibile a partire dal 31 maggio in tutti i formati su Amazon. Non sarà il solito romanzo, ma un diario.

𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑏𝑒𝑙𝑙𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝑐𝑜𝑣𝑒𝑟, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑣𝑖𝑑𝑒𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎, 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 @isawel__
𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑎 𝑠𝑎𝑝𝑢𝑡𝑜 𝑝𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑎𝑟𝑚𝑖 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑏𝑒𝑛𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑚𝑖𝑒 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑒.
𝑼𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒑𝒆𝒓𝒕𝒊𝒏𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒆𝒄𝒄𝒉𝒊𝒂 𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂.
𝐼𝑙 𝑣𝑎𝑟𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑎𝑛𝑖𝑚𝑒 (𝑖 𝑐𝑢𝑜𝑟𝑖) 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑣𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑙𝑎 𝑙𝑢𝑐𝑒 𝑠𝑢𝑙 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑐ℎ𝑒, 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑒𝑙𝑙𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑒 𝑙𝑢𝑐𝑖𝑛𝑒, 𝑙𝑒 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙’𝑒𝑡𝑒𝑟𝑛𝑖𝑡𝑎̀; 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑟𝑒, 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑖 𝑚𝑒𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑡𝑟𝑎 𝑙𝑒 𝑝𝑎𝑔𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑑𝑖𝑎𝑟𝑖𝑜, 𝑓𝑙𝑢𝑡𝑡𝑢𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑖𝑎.

𝐀𝐝𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐯𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞𝐭𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐚𝐫𝐢𝐨. 𝐄𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚!

Questo non è un romanzo, è un diario, anzi di più! È la cronaca di tre mesi di sofferenza e di speranze negate; scevro di orpelli, tagliente a volte, lineare ma estremamente vero. È la storia del doloroso addio ai miei genitori, due anime che hanno vissuto per mano tutta la vita e per mano hanno proseguito il loro viaggio.

A tratti i miei pensieri emergeranno tra queste pagine improvvisi, con l’irruenza della reazione istintiva e la rabbia generata dall’impotenza e dal dolore.

Non sarà una lettura facile per tutti proprio per il suo aspetto di cronaca che, forse, può risultare un po’ pesante ma, vi permetterà, con il racconto delle mie giornate vissute, di proseguire senza sentirvi soverchiati dalle emozioni che giungeranno a voi man mano, come tante piccole onde dandovi il tempo per elaborarle.

Troverete le mie parole dure contro la gestione italiana della pandemia e di altri aspetti burocratici e queste, potranno suscitare consensi ma, anche aspre critiche. Ne sono consapevole, come spero voi vi rendiate conto che, ci sono ragioni del cuore che la mente a volte non può comprendere.

In molti si potranno ritrovare tra le pagine di questo libro che è, la testimonianza cruda e reale di quanto l’essere umano è portato a sopportare quando vede le sue radici pian piano dissolversi e diventare cenere.

Lascio a voi i commenti, sperando di avervi incuriosito almeno in parte.

Laura

Presentazione copertina

I primi…


In ogni storia c’è sempre:

I primi incontri, sguardi, parole, batticuori, baci e sorprese.

E allora…

𝑺𝒄𝒐𝒑𝒓𝒊𝒕𝒆𝒍𝒊 𝒒𝒖𝒊 𝒔𝒐𝒕𝒕𝒐 𝒏𝒆𝒈𝒍𝒊 𝒆𝒔𝒕𝒓𝒂𝒕𝒕𝒊 𝒕𝒓𝒂𝒕𝒕𝒊 𝒅𝒂𝒊 𝒎𝒊𝒆𝒊 𝒓𝒐𝒎𝒂𝒏𝒛𝒊.


Mi risponde guardandomi con quei suoi occhi magnetici, accarezzando il mio viso e scendendo giù lungo il collo, soffermandosi brevemente sul seno per proseguire la scannerizzazione di tutta la mia persona fino alla punta delle scarpe.

Ahi, e ora che gli dico?

Mi sento come se mi avesse accarezzata. Sento la pelle calda e sotto il primo strato di cute una lieve ma intensa scarica elettrica.

È piacevolissimo, inebriante, una sensazione meravigliosa, vorrei che ripetesse all’infinito questo esperimento. Ma devo darmi una regolata, altrimenti potrei essere nuovamente un libro aperto e mostrare quello che stò provando. E allora vaglielo a spiegare!

L’alito tiepido uscito dalle sue labbra in quelle due sillabe lo fecero vacillare, non doveva, non poteva, era sbagliato…

Ma ormai lui era perduto, perduto in quel mare profondo e scuro che erano i suoi occhi, non poteva far altro che baciarla.

Colmò con un gemito quella breve distanza, e con dolcezza s’impossessò di quelle tenere labbra. Lei non aveva atteso altro da tanto, tantissimo tempo, non ci sperava quasi più, tanto che al momento ne rimase stupita e le ci vollero alcuni secondi per realizzare che non stava sognando. Secondi preziosi che fecero vacillare le speranze di lui. Solo quando la sentì sospirare di piacere comprese che non aveva sbagliato, che era giusto così.

Non riuscì a terminare la frase perché lui glielo impedì mettendole un dito sulle labbra mentre con l’altra l’attirava a sé prendendola per la vita.

«Non mi ringraziare. Tutto ciò che ho fatto…»

Non portò a termine la frase, non ci riuscì, averla così vicino, perdersi nei suoi occhi toglierle il dito e posare le sue su quelle morbide e invitanti labbra fu un tutt’uno.

Se all’inizio voleva solo essere uno sfiorar di labbra niente fece pensare che in realtà lo fosse. Se fossero stati elettrici avrebbero fatto miriadi di scintille!

Giada non si tirò indietro e Davide cercò di mettere in quel bacio tutto quello che a parole non avrebbe saputo esprimere. Dolce appassionato interminabile mentre i loro cuori rischiavano di scoppiare.

Incredibile, non era la prima volta che qualcuno la baciava! Ma mai aveva provato quelle sensazioni.

Aveva avuto svariati baci più o meno appassionati, o così le era parso, ma mai come quello! In esso c’era passione, dolcezza, tenerezza, rispetto, non sapeva neppure lei quali altri aggettivi aggiungervi, quel bacio era aleggiato tra loro a lungo quella sera, ad un certo punto sembrava che, ma poi ognuno aveva ripreso il controllo della situazione; le parve incredibile che un bacio potesse parlare, eppure, era certa che quello le aveva detto ciò che il cuore di Davide gridava.

La presentazione, la responsabilità affidatagli or ora dal presidente, tutta quella gente che gridava e festeggiava per lui, si erano di colpo tramutati in nulla, qualcosa o meglio qualcuno lo aveva colpito, gli aveva offuscato la mente. I suoi occhi erano stati ipnotizzati da un altro paio di occhi, occhi di un profondo blu notte, che attiravano il suo sguardo come una calamita. Se qualcuno non l’avesse tirato per la maglietta chiedendogli la posa per la foto di rito, non era certo di come avrebbe potuto riprendersi da quello strano turbamento. I giornalisti incalzavano con le domande, altri giocatori venivano presentati, c’era chi spingeva a destra chi a sinistra per riuscire ad avere un autografo, Rebecca restava lì al suo posto incapace di muovere un solo muscolo, eppure aveva visto centinaia di volte la sua foto sui quotidiani sportivi, l’aveva visto giocare anche in più di un’occasione, ma mai le era passato per la mente che fosse così… interessante? Affascinante? Non riusciva a trovare neppure lei l’aggettivo giusto, era certamente un uomo bellissimo, di quei pochi che, quando l’incontri per caso non puoi fare a meno di voltarti indietro, profondi occhi azzurri, capelli castano chiaro lasciati crescere fin quasi alle spalle, dolce sorriso contagioso, il fisico d’atleta che naturalmente non poteva passare inosservato e benché lei avesse sempre pensato che un uomo con il volto non rasato non avrebbe mai attirato la sua attenzione, in lui quella trascuratezza, sicuramente voluta, donava tantissimo. Contribuiva a dargli un certo mistero, gli dava un’espressione da duro, ma molto probabilmente gli serviva per tenere invece nascosta la dolcezza che il suo volto esprimeva. In ogni caso non l’avrebbe voluto diverso in nessun modo. E il suo sguardo, quello sguardo poi era… Era “magnetico” non c’era nessun altro modo per definirlo! Non poteva esserle successo, non poteva essersi innamorata di un calciatore, non così, in un istante, non con un breve sguardo, era assurdo!!!

Quando la spalanco, davanti ai miei occhi, si para la visione di una dea con i capelli scompigliati, la faccia stropicciata e un sorriso meraviglioso.

Resto incantato e imbambolato.

Chi ha detto che se ti innamori di lei quando la vedi appena sveglia, senza trucco e stropicciata dal sonno, quello è vero amore?

Non ne ho idea, forse nessuno, so soltanto che, posso confermare parola per parola, in questo preciso momento mi sento innamorato come non mai.

Mi perdo nei suoi occhi e faccio fatica a connettere.

«Pensi di farmi entrare o devo restare sulla porta ancora un pochino?» Mi chiede regalandomi un altro sorriso.

Scuoto il capo come per risvegliarmi dall’ipnosi, mi scosto ma non del tutto.

Julie si avvicina mettendosi di lato per poter passare. Il suo seno sfiora il mio torace mentre le sue mani si poggiano sui miei fianchi, sto per perdere la ragione. Poggio anch’io le mie mani sui suoi fianchi bloccando il suo passaggio.

Ci stiamo guardando negli occhi, nessuno dei due emette un suono. Il mio sguardo è fisso nel suo, mentre lei batte leggermente le ciglia e dischiude le labbra.

Forse sta per dire qualcosa ma io non gliene do il tempo, cancello lo spazio tra di noi e poggio delicatamente le mie labbra sulle sue, gliele sfioro soltanto e la sento emettere un piccolo sospiro.

Non mi voglio scusare per questo bacio e visto che le sue mani sono rimaste esattamente dov’erano prima, sui miei fianchi, io le scosto una ciocca di capelli che le è scivolata sul viso e gliela sistemo dietro l’orecchio come le ho visto fare molte volte.

Mi sorride e lo fa anche con gli occhi non soltanto con le labbra.

𝑶𝒓𝒂 𝒅𝒊𝒕𝒆𝒎𝒊: 𝑸𝒖𝒂𝒍𝒆 𝒗𝒊 𝒑𝒊𝒂𝒄𝒆 𝒅𝒊 𝒑𝒊𝒖̀?𝑸𝒖𝒂𝒍’𝒆̀ 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒆𝒎𝒐𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒏𝒕𝒆?

𝑳𝒂𝒖𝒓𝒂

Perchè proprio io?


Alcune settimane fa, ho partecipato ad una rubrica ideata da una scrittrice di nome Elena Piras presente su Instagram autrice di varie opere davvero da leggere.

Questa sua rubrica consisteva nel creare una breve storia partendo da un suo incipit e sviluppandola poi a nostro piacemento e raccontandola in quattro puntate.

Oggi abbiamo messo la parola “fine” a questa rubrica pubblicando la quarta puntata e ora, ho deciso di condividerla anche con voi per intero.

Spero che sia di vostro gradimento.

Il titolo di questo mio piccolo racconto è esattamente quello che leggete nel titolo di questo post:

Perchè proprio io?

di Laura Parise

“Ma cosa state dicendo? Lasciatemi!”
“Signorina lei ha rubato, dobbiamo portarla al commissariato di zona.”
“Non è vero!”

La ragazza si guardò intorno in cerca di aiuto ma la gente che la circondava la osservava come fosse una delinquente, i volti pieni di rammarico e di indignazione, come se fosse la peggiore delle criminali.

Ma loro non sapevano. Era molto più facile osservare l’evolversi della situazione piuttosto che farsi avanti e confermare la versione della ragazza. Qualcuno doveva necessariamente aver visto la scena ma, come poteva spiegare che lei, quel portafoglio lo aveva trovato dentro la sua borsetta mentre stava cercando il cellulare e d’istinto lo aveva rimesso dentro in modo alquanto fulmineo senza rendersi conto di essere osservata e che quel gesto avrebbe potuto trarre in inganno chiunque?

E in effetti, praticamente un secondo dopo che aveva compiuto quel gesto, delle urla avevano attratto l’attenzione dell’agente di sorveglianza che l’aveva immediatamente presa per un braccio bloccandola e intimandole di fermarsi.

L’uomo che continuava a sbraitare dall’altra estremità del negozio che lo avevano derubato e che additava lei come colpevole, le sembrava di averlo già visto da qualche parte, ma al momento la sua mente non era abbastanza lucida da ricordare dove.

“Se non hai rubato, come mai questo portafoglio si trova nella tua borsetta?” le chiese l’agente infilando le mani dentro l’apertura della borsa.

“Eccolo! È il mio portafoglio!” urlò ancora una volta quell’uomo mentre l’agente sventolava in aria l’oggetto incriminato.

“Io non l’ho rubato e non ho neppure idea di come ci sia finito dentro la mia borsa!” provò a spiegare, ma sembravano parole al vento perché l’agente la guardava con ghigno di scherno e scuoteva il capo.

“Non sarai per caso cleptomane?” la schernì.

“Non ho mai rubato niente in vita mia! Neppure una caramella!” protestò ancora una volta la sua innocenza. “Non ho alcun bisogno di rubare portafogli a chicchessia!”

“Su questo non ho alcun dubbio” le rispose l’agente osservandola da capo a piedi.

Tutti gli indumenti che indossava, compresi gioielli, scarpe e borsa erano decisamente molto costosi. Non poteva certo averli rubati tutti, di sicuro era una ragazza facoltosa che annoiata dalla solita vita cercava un po’ di adrenalina e invece di farsi di cocaina come tante che aveva conosciuto, lei andava per negozi a rubare portafogli.

“Le dico che non sono stata io a rubare questo portafoglio e a infilarmelo in borsa! Probabilmente qualcuno dei tanti clienti che affollano questo negozio e che ora mi stanno guardando come se fossi la peggiore dei criminali, ha commesso il furto, ma non ha avuto il coraggio di portare fuori la refurtiva e ha pensato bene di mettere me in mezzo”.

Risponse ritrovando la lucidità necessaria per rigettare quelle accuse mentre l’agente iniziava a sghignazzare.

“Ah, ah, ah! Adesso vorresti accusare qualcun altro al posto tuo? Certo che ne hai di fantasia!”

“Chi mi accusa? Quel tizio che urla come un ossesso? Siamo sicuri che il portafoglio sia davvero il suo?” ribatté ancora una volta.

“Senta lei, venga qui.” Disse rivolto all’uomo. “Mi dica cosa contiene questo portafoglio prima che io lo apra, così chiariremo immediatamente se le appartiene. A quanto pare qui, la nostra Perry Mason in gonnella sostiene il contrario”.

La folla che si era radunata era piuttosto consistente, sembravano tutti interessati alla scena e non si preoccupavano affatto di quello che stava accadendo nel resto del negozio.

L’uomo, guardando la ragazza con sdegno si avvicinò al gruppo e iniziò ad elencare cosa era contenuto nel portafoglio.

Dallo sguardo che l’agente gli rivolgeva ad ogni oggetto elencato era facile intuire che qualcosa non quadrava.

«Mi ripeta il suo nome prego?” chiese l’agente rivolto all’uomo.

“Bernardo Giovine” rispose prontamente. L’agente scosse il capo.

“Ne è proprio sicuro?”

“Agente!” esclamò il tizio “vuole che non sappia come mi chiamo?”

“E quindi mi conferma che questo è il suo portafoglio?” chiese ancora l’agente sventolandoglielo sotto il naso. L’uomo rivolse all’oggetto tutta la sua attenzione strizzando gli occhi prima di rispondere.

“Sembra proprio il mio. Sì!”

“Ma ne è sicuro al cento per cento?” chiese ancora l’agente con tono sempre più scettico.

“Cosa vuole che le dica? Sembra proprio il mio!” disse tastandosi le tasche e cambiando immediatamente espressione.

Il volto dell’uomo iniziò a colorirsi di rosso, le guance e il naso avevano preso fuoco mentre con gli occhi si guardava intorno alla ricerca di una via d’uscita. Tutto questo non sfuggì all’agente

“Cosa le prende?” chiese in modo burbero.

“Ec… ecco” iniziò a balbettare il tizio “credo… credo…”

“Cosa crede?” gli urlò in faccia l’agente. All’uomo non rimase altro che infilare la mano nella giacca e tirar fuori il suo portafoglio.

“Mi… mi… scusi tanto agente! Devo aver riposto il portafoglio nella tasca sbagliata della giacca” rispose sempre più paonazzo e mostrando il “corpo del reato” alla folla che cominciò a bisbigliare.

L’agente sempre più furioso strattonò l’uomo per il braccio.

“E così questo sarebbe il suo portafoglio?” Gli chiese in tono di scherno “non deve scusarsi con me, semmai con la signorina” proseguì. Liala scosse il capo prima di intervenire.

“Ha visto agente? Gliel’avevo detto che non avevo rubato nulla!” disse incrociando le braccia sul petto e battendo un piede per terra nervosamente.

“Signorina!” iniziò Giovine con voce contrita “Mi dispiace davvero tanto!” le disse mentre lei gli lanciò un’occhiata di fuoco.

“La prossima volta che grida al lupo al lupo, si assicuri che il lupo ci sia veramente!” rispose lei suscitando l’ilarità della folla che prima l’aveva giudicata colpevole senza minimamente preoccuparsi se lo fosse realmente.

“Quanto a voi, gentile pubblico, prima di ruggire contro un leone, assicuratevi di non essere pecore!” proseguì la ragazza.

Alcune persone si dileguarono all’istante, mentre altre continuarono a voler assistere alla scena. L’agente, togliendosi il berretto e lisciandosi i radi capelli iniziò a porgere le sue scuse nei confronti di Liala.

“Mi spiace per l’inconveniente signorina” le disse mentre lei porgeva la mano aperta con il palmo rivolto all’insù verso l’agente. Voleva che le restituisse il portafoglio.

“Agente, lei prima di processare una persona, si accerti di aver acciuffato il vero colpevole”.

Contrito l’agente annuì e le porse il portafoglio che lei gli strappò di mano e cacciò nuovamente dentro la borsa. Girò sui tacchi e fece il gesto di allontanarsi.

L’agente notando il gesto mise a grattarsi il capo prima di rivolgerle ancora la parola.

“Signorina!” la bloccò. Liala con lentezza alzò il capo in direzione dell’uomo pronta ad attaccarlo ancora.

“Cos’altro vuole?” gli chiese seccata.

“Perché ha rimesso il portafoglio in borsa se prima mi ha detto che non aveva neppure la minima idea di come ci fosse finito?”

 

Liala non si fece cogliere impreparata.

“Senta, che io non abbia avuto la più pallida idea di come ci fosse finito, non vuol dire che io lo abbia sottratto a qualcuno” rispose altezzosa “quel portafoglio potrebbe benissimo essere di un mio amico o del mio ragazzo. Non ho avuto modo di controllarlo ma, vede agente, io frequento molte persone, spesso stiamo in comitiva, potrebbero benissimo averlo messo dentro la mia borsa per sbaglio, quando constaterò a chi appartiene, sarà mia premura restituirglielo” terminò facendo una smorfia e voltandosi nuovamente verso l’uscita lasciando l’uomo con il suo dubbio.

Una volta fuori si concesse il lusso di riprendere a respirare normalmente. Tutto quello che aveva appena detto era esclusivo frutto della sua fantasia.

Erano due anni che non aveva un ragazzo e, amici e comitiva erano per lei solo un sogno.

La verità era che suo padre, da quando Estelle, sua madre, l’aveva lasciato, continuava a tenerla lontano da tutti, non le permetteva di frequentare altri ragazzi della sua età, tanto meno di avere l’opportunità di fare conoscenze. Era sempre scortata da Diego in qualsiasi luogo si recasse, e la prestanza dell’uomo mista alla sua aura da duro, tenevano tutti lontano. La paura di Don Mario era che anche Liala, stanca di dover sopportare i suoi malumori quotidiani, se ne andasse.

Quando l’agente l’aveva fermata, il primo pensiero era corso al suo anziano padre. Credeva che Diego lo avesse già informato del fatto che era riuscita a sfuggire alle sue attenzioni ma forse, il luogotenente di Don Mario, prima di ricevere una lavata di capo dal suo principale era da qualche parte che la stava cercando.

Non era intenzionata a fuggire, dove avrebbe potuto andare senza avere qualcuno che l’ospitasse? Poteva avere a disposizione tanti soldi ma, erano soldi di suo padre e se lei avesse usato la carta di credito in pochi istanti l’avrebbe rintracciata.

Voleva solo godersi una giornata tranquilla per le vie della città senza avere sempre il fiato sul collo. Attraversare una via senza prima dover avvisare, entrare in un negozio senza che Diego sostasse sulla porta per controllare chi entrava e chi usciva.

La sua era una bravata, ne era ben consapevole ma, dopo aver visto quell’uomo aveva deciso che doveva conoscerlo a tutti i costi e quale occasione migliore le si poteva presentare se non la sbadataggine del tizio che non si era accorto di aver perso il portafogli quando si era alzato dal tavolino del bar dove aveva consumato un’abbondante colazione sotto lo sguardo vigile di Liala?

Così aveva architettato quel piano. Uscire di soppiatto la mattina molto presto, recarsi a far colazione nello stesso bar del giorno precedente con la speranza che l’uomo si facesse vivo e avvicinarsi a lui porgendogli quanto aveva perso il giorno prima.

Aveva passato la serata e anche la notte a digitare sul computer il nome e il cognome di Eros ma non era riuscita a rintracciarlo in nessun social. Quell’uomo dall’aspetto intrigante, gli occhi neri come il carbone, il mento volitivo e i capelli cortissimi non erano presenti da nessuna parte e lei si era dovuta accontentare di continuare a guardare la foto della sua patente e quella di un abbonamento ad un fitness center fantasticando su di lui e sull’incontro che avrebbe potuto cambiarle la sua monotona vita.

Non aveva funzionato, Eros non si era presentato. Era rimasta ad aspettare nel bar per ben due ore, ma di lui neppure l’ombra.

Avrebbe potuto chiedere al barista, mostrargli il portafoglio e dire che lo aveva trovato, ma questo avrebbe dovuto farlo il giorno prima.

Così aveva deciso di andare in palestra con la scusa di voler fare l’abbonamento; era certa che le avrebbero permesso di entrare almeno la prima volta senza essere iscritta.

Nel caso le facessero storie, aveva anche preparato un discorsetto, ma prima di tutto doveva andare a comprare un completino da ginnastica. Per questo motivo si era trovata in quel negozio dove le avevano solo fatto perdere un sacco di tempo prezioso.

Una volta dentro alla palestra, nel caso lui fosse stato presente, avrebbe dovuto escogitare il modo per restituirgli il portafoglio senza spiegargli dove lo aveva trovato.

Mentre nel camerino si provava il nuovo completino, aveva pensato anche a questo: gli avrebbe detto che aprendolo aveva scoperto che frequentavano la stessa palestra e così aveva pensato di portarglielo lì e se non l’avesse incontrato di lasciarlo alla reception.

Guardandosi intorno alla ricerca di un taxi iniziò a camminare nella direzione della palestra, non poteva permettersi di perdere altro tempo anche se non era affatto sicura che Eros si sarebbe recato lì quella mattina. Stava tentando la sorte e sperava che almeno una volta nella sua vita fosse dalla sua parte.

Aveva il suo indirizzo di casa, questo sì, ma lo teneva come ultimissima risorsa.

«Buongiorno, come posso aiutarti?» le chiese la ragazza seduta al bancone.

«Ciao, ho sentito parlare molto bene della vostra palestra e vorrei, se possibile, fare una prova prima di iscrivermi»

«Certo. Dammi nome e cognome» disse la ragazza che, si apprestò a vergarli su di un tesserino che le porse dicendole «Prendi questo pass, e accomodati pure da quella parte» terminò indicandole la porta degli spogliatoi.

Adesso doveva solo attendere facendo finta di fare ginnastica, con la speranza che Eros si presentasse.

Dopo due ore di sudata inutile, decise di abbandonare anche quella opzione. Non le restava altro che recarsi a casa di Eros. Ormai era ora di pranzo.

«Allora? Cosa ne dici della nostra palestra? Ti ha convinto?» le chiese la ragazza da dietro il bancone quando la vide uscire.

«Oh, è davvero un posto spettacolare, siete attrezzatissimi, non c’è dubbio!» La ragazza le regalò un enorme sorriso compiaciuto.

«Allora sarai dei nostri!» affermò convinta.

«Perché no? Ripasso in settimana per confermare l’iscrizione» disse avviandosi velocemente verso l’uscita prima che la ragazza potesse ancora aprir bocca.

Davanti al portone dell’edificio dove abitava Eros c’era di guardia un portiere con tanto di divisa in perfette condizioni. “Sembra uno di quelli che sostano davanti alla villa di mio padre” pensò Liala guardandolo. Di certo non avrebbe potuto entrare senza essere vista.

«Signorina, desidera?» le chiese, infatti, l’uomo che la squadrò da testa a piedi.

«Ho appuntamento con il signor Eros Frassinelli» disse assumendo un tono e un atteggiamento altezzoso.

«Prego si accomodi, il signorino Eros abita al secondo piano» rispose l’uomo.

Prima che potesse aggiungere altro, Liala entrò dentro l’androne e si diresse verso la scalinata di marmo. Si trattava di un antico palazzo, forse un tempo appartenuto ad una importante famiglia, o addirittura alla famiglia di Eros, perché da come aveva risposto il portiere e dallo sfarzo che poteva osservare, di certo non si trattava di gente comune.

Suonò il campanello e pochi istanti dopo una donna in uniforme comparve alla porta.

«Prego, si accomodi, il signorino Eros la sta aspettando» le disse facendosi da parte per farla entrare.

“Cavolo! Il portiere è stato davvero celere” pensò tra sé Liala.

La donna le fece strada verso una porta chiusa, l’aprì e introdusse la sua visita

«La signorina Liala è arrivata» disse. Le fece cenno di entrare e richiuse la porta mentre Liala restava di stucco. La bocca aperta e gli occhi spalancati.

Davanti a lei sedevano Eros e suo padre con tanto di tazzine di caffè poggiate sul tavolino di fronte a loro.

«Ben arrivata Liala» andandole incontro disse Eros con voce gentile ma allo stesso tempo profonda. Le porse la mano e le indicò una poltrona dove potersi accomodare.

Liala continuava a restare in silenzio, troppo grande era lo stupore provato nel trovare il genitore in compagnia di Eros.

«Figliola, ci stavamo giusto chiedendo quanto tempo avresti impiegato ancora per arrivare» le disse il padre.

«Sono felice di constatare che nonostante tutto, tu sia riuscita a districarti da quella situazione imbarazzante che hai dovuto sopportare nel negozio di abbigliamento. E, devo dire che, hai fatto davvero bene a fare un po’ di ginnastica. Te lo dico sempre che fa bene al fisico ma anche alla mente» proseguì l’uomo lasciandola ancor più di stucco.  Credeva di esser sfuggita al controllo genitoriale invece tutto era stato orchestrato a doc.

«Bene» disse Don Mario «è giunto il momento che io mi ritiri a casa. Ragazzi, vi auguro un piacevole pranzo e un altrettanto piacevole pomeriggio. Sono proprio orgoglioso di te figlia mia!» le disse dandole una carezza sul viso e recandosi verso la porta solo dopo aver stretto la mano di Eros. Una volta chiusa la porta, Liala ritrovò l’uso della parola.

«Mi avete teso una trappola!» Urlò verso Eros alzandosi dalla poltrona.

«Liala, perdonami. È tutta colpa mia, ti ho vista in compagnia di Diego più volte nei mesi passati, volevo avvicinarmi ma, temevo di non essere gradito, così ho preso qualche informazione e, una volta ho scoperto il tuo nome e il fatto che tu fossi la figlia del miglior amico di mio padre, ha fatto sì che potessi incontrarmi con lui e farmi conoscere. Sapevo bene che tuo padre desiderava per te un compagno alla tua altezza e di cui fidarsi ma, non voleva essere lui a presentarti a me per paura che tu mi rifiutassi di proposito giusto per dispetto, così ho architettato questo piccolo imbroglio per capire se tu, ti saresti recata da me di tua iniziativa» le confessò con la speranza che Liala lo perdonasse. Liala era ancora una volta senza parole.

«Posso solo dirti che sono felicissimo di averti qui e di avere occasione di conoscerti e di farmi conoscere» terminò in attesa che Liala dicesse qualcosa.

Liala prese un lungo e profondo respiro prima di sciogliersi in un sorriso.

«Certo che sei davvero un grande stronzone!» gli rispose ridendo «ma visto che sono qui, tanto vale fare la reciproca conoscenza» proseguì mentre vide che Eros sciolse le spalle che aveva tenute contratte per tutto il suo lungo discorso di scuse.

«Piacere, io sono Eros e sarei felice di averti qui a pranzo con me» disse l’uomo porgendole la mano.

«Il piacere è tutto mio. Sono affamata!»

Fine

Amore e cioccolatini tutto l’anno


In questo periodo si moltiplicano le iniziative intorno all’amore.

Frasi, poesie, cuori e fiori riempiono le pagine e il web.

Per me l’amore è tutto l’anno, stesso dicasi per i cioccolatini, in questo caso i famosi Baci.

Io li adoro! 😍😍😍

Comunque, visto che scrivere e inventare frasi é ormai il mio mestiere, non potevo esimermi dal partecipare.

#Edsbaci

Sono entrambi miei, ma se doveste trovarli nei cioccolatini, sappiate che la Perugina mi ha accreditato i diritti d’autore 😂😂

E non poteva mancare una poesia

O un pensiero sull’amore.

Ditemi, quale vi piace di più?

Vi ricordo che qui potrete trovare tutti i miei romanzi, d’amore e non 😉

Laura