Un po’ di pubblicità in giro per le città


Grazie a @telesiatv da oggi 3 gennaio fino a domenica 9 chi vive a Milano, Genova, Brescia e Roma avrà la possibilità di vedere sui loro schermi, posti nelle Metro o sugli Autobus, passare la pubblicità del mio romanzo
#leavversitanonfermanolamore
Lo stesso potranno fare i passeggeri che transiteranno per i maggiori Aeroporti italiani.

Vi è capitaro di vederlo? Sarebbe carino ricevere tutte le vostre testimonianze anche fotografiche.

Da domani poi ci sarà da votare sul loro sito su facebook, spero che sarete numerosi.

Clicca sul link di Youtube

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Intervista a Laura Parise


1) Quando è nata la passione per la scrittura? Come? A quale età? Da quel momento in poi è cambiato il suo rapporto con la scrittura?

-La passione per la scrittura credo sia nata con me e io, poi, l’ho sviluppata dapprima a scuola quando mi dilettavo nella stesura di lunghissimi temi tanto da non riuscire quasi mai nel tempo concesso a consegnare in tempo la bella copia e la povera Prof di turno era costretta a destreggiarsi nei miei appunti.

2) Perchè ha deciso di scrivere “Poggioreale: l’amputazione dell’anima”?

-Ho deciso di scrivere “Poggioreale: l’amputazione dell’Anima” dopo aver avuto l’occasione di ascoltare alcuni racconti da parte dell’Anonimus che mi hanno davvero sconcertato tanto da far nascere in me, il desiderio di poter metterne a conoscenza di tali atrocità, più persone possibili, anche coloro che probabilmente, immaginano in parte, quello che accade dietro a quelle mura.

3) Quanto tempo ha impiegato per la stesura del suddetto libro?

-Per la stesura ci sono voluti un paio di mesi, perché dapprima ho dovuto riordinare bene le varie informazioni ricevute e in parte, perché ho voluto anche prendere informazioni in merito.

4) Che sensazione prova quando sa di aver finito la stesura del suo libro e che valore ha la scrittura per lei?

-Esaltazione per essere riuscita nel mio intento. La scrittura ha un grandissimo valore per me perché attraverso di essa riesco a esprimere le mie sensazioni molto meglio che a voce.

5) Ha delle abitudini durante la scrittura di cui non può fare a meno? C’è un luogo in cui trova il suo “spazio di scrittura”? O semplicemente dove trova ispirazione?

-Non ho particolari abitudini, se non quella di voler avere silenzio intorno a me, perché quando scrivo m’immergo in un’altra dimensione. L’ispirazione viene anche solo da un piccolo particolare, una frase, un’esperienza, un desiderio o un ricordo.

6) Chi decide, in questo caso lei, di scrivere un libro, parte già avendo un’idea ben delineata o sapendo almeno cosa si vuole scrivere o guardando un foglio bianco butta giù tutti i suoi pensieri?

-Quando decido di scrivere un libro, solitamente parto già con un’idea di base che cresce nella mia testa, non faccio appunti, ma è scrivendo che man mano la storia prende corpo o meglio vita e, sembra strano a dirsi ma, s’appropria delle mie dita e traccia il testo.

7) La sua vita è cambiata in qualcosa da quando scrive?

-Benché io abbia sempre scritto qualcosa, sono approdata da soli sei anni nel mondo degli scrittori, ho sempre avuto quaderni o diari dove scrivevo le mie storie, ma fino a quando il mio impegno di madre e donna che lavora mi teneva occupata, non ho tentato, per così dire, la via della scrittura, tenendo questa passione socchiusa in un cassetto. Ora che ho più tempo a disposizione e la famiglia e il lavoro non mi assorbono più al cento per cento, ho finalmente la possibilità di dedicarmi ad essa quasi ogni giorno.

8) Volevo chiederle, quali sono 3 libri che le sono piaciuti particolarmente o le hanno insegnato qualcosa di veramente importante?

-Difficile fare una classifica dei libri che mi sono piaciuti particolarmente perché a modo suo, quasi ogni libro lascia e insegna qualcosa.

9) Infine cosa direbbe ai lettori di adesso?

-Direi che chi ama leggere ha in mano una grandissima arma, perché leggere aiuta a comprendere, mantiene la mente allenata e insegna anche quando crediamo che quel tale testo in realtà non ci abbia lasciato nulla. Forse non ce ne rendiamo conto in quel momento ma, arriverà l’imput al momento giusto e sarà allora che ci ricorderemo di quelle parole che abbiamo letto.

10) Che sensazioni e pensieri le ha provocato entrare nella realtà del libro che ha scritto?

-Scrivere questo libro mi ha creato qualche difficoltà nel senso che non è stato facile essere superpartes e non pendere da una o dall’altra parte. Quello che accadeva e forse accade ancora dentro un carcere, in questo in particolare, è molto crudele. Certo le persone che lo ospitano non sono degli angioletti, ma certe torture sono decisamente esagerate. Dall’altra parte comprendo anche la frustrazione di chi, a volte, è costretto a eseguire ordini che sono completamente assurdi facendolo poi diventare quasi al pari di chi sta punendo. È difficile parteggiare per gli uni o per gli altri, chi lavora sotto pressione in quei luoghi rischia spesso non solo l’incolumità personale, ma anche la propria psiche. La sensazione è di sconcerto, incredulità e tristezza.

La trovate anche nel blog di Elena che ringrazio di cuore

Laura

Iniziamo con le atmosfere Natalizie


Buon inizio settimana a tutti

Stiamo ormai avvicinandoci al Natale e si comincia a pensare ai regali, ai filmnatalizi, alle decorazioninatalizie e allora perchè non immergersi completamente nell’atmosfera iniziando a leggere una bella novella natalizia?

Il suo primo vero Natale

È proprio quello che fa per voi che amate questo periodo dell’anno e per coloro che, forse, ancora non lo sanno, ma dopo aver letto questa storia, incominceranno ad amarlo e a desiderare di emularlo.

Non ci sono scuse!
Troverete questa novella in tutti i formati

📱eBook

per chi non ha più spazio nella libreria


📖 cover morbida

per chi ama l’odore della carta stampata


📘 cover rigida

se volete fare un regalo per Natale


💻 KindleUnlimited

se preferite leggere gratis.

In ogni caso potrete immergervi nella bella atmosfera che crea il Natale.

Il suo primo vero Natale

La novella natalizia che vi farà iniziare il cammino verso le prossime festività e le loro tradizioni.
Il suo primo vero Natale

Trama:
Julie, dopo un brutto periodo, vuole ricaricare le batterie e, non avendo una vera e propria tradizione natalizia alle spalle, a dire il vero, lei, non ha mai avuto occasione di festeggiare il Natale con la famiglia, decide di trascorrere le feste natalizie da sola sull’isola di Beldburn nel nord Europa, nonostante le rimostranze della sua amica Samantha.
Gregor, amante della tradizione natalizia, ha ereditato dalla nonna una magnifica villa con faro annesso sull’isola di Beldburn e vuole trasformarla in B&B. Dall’isola, si gode di un meraviglioso spettacolo della natura: l’aurora boreale, incentivo in più per i turisti e la sua idea commerciale. Ma prima che il suo progetto prenda il via, desidera riunire per Natale, tutta la sua famiglia nella villa e ricominciare a festeggiarlo come quando erano bambini.
Julie e Gregor s’incontreranno fortuitamente sull’isola perché…

Buona lettura a tutti

P.s. dopo averla letta, lasciatemi una piccola recensione. Ve ne sarò infinitamente grata.

Laura

Cupido e Colombè


Ho partecipato al contest EDS8 LOVE’n’WINE che chiedeva una storia che avesse come tema l’amore e il vino. La difficoltà stava nel POV inverso, ovvero donna scrive con pensiero da uomo e viceversa. Le storie sono tutte pubblicate nella pagina Wattpad di EDS_italia.

La mia è questa intitolata:

Cupido e Colombè

«Desirèe» pronuncio il suo nome, allungando le prime due vocali cercando di dare un tono profondo e sexy alla mia voce.
La vedo stringersi nelle spalle come se un brivido le fosse corso lungo tutta la spina dorsale.
Dentro di me, mi compiaccio. Sono riuscito a far smuovere qualcosa dentro di lei senza neppure sfiorarla. Non me lo dirà mai e so per certo che terrà quella sensazione tutta per sé; in fondo chi sono io se non uno sconosciuto che le è stato appena presentato?
Ma non demordo, mi piace vedere la sua reazione, scoprire se quelle sue guance diafane si coloriranno lievemente come petali di rosa, oppure arderanno come il fuoco che sta scoppiettando nel camino.
Schiocco la lingua contro il palato come se avessi appena finito di degustare un vino pregiato e voglia che le mie papille gustative riconoscano il bouquet che lo compone.
«Desiderio» proseguo puntandole addosso il mio sguardo e facendolo perdere dentro quelle iridi scure come la notte più buia.
Un lampo, come una stella cadente che sta precipitando, si accende dentro quel firmamento. È solo un attimo, ma scorgo il suo stupore nel sentire come ho manipolato a mio favore il suo nome. Mi piace questo gioco, sento che potrei continuare ancora a lungo perché la mia sta diventando per lei una piccola tortura, lo capisco da come ha stretto a pugno le delicate manine, alla vena che le pulsa alla base del collo e, pur non avendo pronunciato sillaba, come nella sua testa, una frase di disappunto si sta formulando. Vorrei farle un complimento, ma quello che sale alle mie labbra non sembra esserlo esplicitamente.
«Un nome così, dovrebbe essere vietato per una ragazza come te» le dico questa volta con voce più carezzevole.
Scuote il capo, quasi a volersi svegliare da quello che potrebbe essere un sogno piuttosto che la realtà. Alza un sopracciglio come a voler chiedere:
“Cosa ho di così particolare da innescare in te questo tipo di commento?” e io le sorrido; un sorriso appena accennato, ma anch’io a questo punto, nonostante abbia iniziato questo giochetto, non sono del tutto certo se sia meglio continuare a stuzzicarla o se invece non sarebbe più sensato offrirle da bere e metterla a proprio agio?
Fino a qualche ora fa, non ci conoscevamo affatto; ero venuto a questo party invitato da Pierre che lo aveva organizzato per far degustare ai suoi più stretti collaboratori, amici e parenti la produzione annuale del vigneto della sua famiglia. “Voglio assolutamente il tuo parere”. Era quanto mi aveva detto, per convincermi a partecipare.
Quest’anno si trattava di una produzione davvero eccezionale per le sue cantine, il nettare prodotto, aveva superato tutte le aspettative e sarebbe stato il migliore di tutta la regione se non dello stato. Pierre era certo che questo vino sarebbe andato a ruba e che i collezionisti avrebbero fatto carte false pur di accaparrarsi alcune bottiglie per le proprie cantine.
Sono felice per lui, che merita il successo che con tanta passione, sforzo, sacrifici e soprattutto lavoro ha inseguito per anni, ma lui, appena ci ha presentato se l’è squagliata, il maledetto, lasciandomi in balia di questa misteriosa donna dall’aspetto a dir poco conturbante, vestita con un abito che ricordava l’uva ancora acerba ma che, su di lei, sembra divino. Con quello sguardo profondo adornato da lunghe ciglia, gli occhiali da vista che le nascondono parte del viso, ma che le donano un aspetto decisamente intrigante, quel taglio di capelli spettinato che fa pensare che si sia appena alzata da letto nonostante sia impeccabilmente in equilibrio su quei tacchi altissimi sta seriamente minando la mia stabilità.
Tutte queste sensazioni sconosciute mi fanno sentire come se avessi appena scolato, senza averne gustato il sapore, l’intera bottiglia di vino rosso che il cameriere sta servendo.
Non riesco a smettere di guardarla, come se al posto degli occhi, avessi dei raggi x e volessi scannerizzare anche la sua anima. Percepisco il suo disagio ma, anche un certo interesse. Sento che tra di noi si sta formando come una ragnatela, un filo invisibile che ci sta avvolgendo, rilasciando al contempo piccole scosse elettriche che creano scintille.
Voltandomi verso il cameriere gli faccio cenno di avvicinarsi. Prendo due bicchieri di vino e ne porgo uno alla donna che ho difronte.
Lei non ha ancora detto nulla, ho parlato solo io. Desirèe si è limitata a scrutarmi e a rispondere con la mimica del volto ai miei commenti alquanto desueti.
«Credo che questo vino potrà battezzare la nostra conoscenza» le dico porgendole il bicchiere.
«Roland, hai davvero uno strano modo di comunicare con le persone» dice prima di proseguire fissando i suoi occhi nei miei. Credevo fosse timida, ma questo sguardo sta accendendo in me un fuoco come nessuna aveva mai.
«È questo il tuo approccio usuale con le donne?» mi chiede prendendo il bicchiere e guardandomi direttamente negli occhi sorridendo.
China leggermente la testa di lato come a scrutarmi meglio, ora è lei che possiede i raggi x al posto degli occhi: mi sta valutando e sento dentro di me aumentare la forza del fuoco che sta rischiando di bruciarmi.
Desirèe prosegue ma è quasi come se parlasse a sé stessa.
«Nessuno aveva mai dato così tanta importanza al mio nome».
Non posso fare a meno di sorridere a mia volta prima di risponderle.
«Forse nessuno si era soffermato a riflettere sul significato, recondito, del tuo nome». “O forse nessuno aveva mai sentito dentro di sé questo desiderio di portarti via, lontano da qui, che mi sta mandando in fumo anche i neuroni” penso mentre le sorrido.
Lei sembra stupita dalla mia risposta e muove il capo come ad assentire, poi sposta lo sguardo dal mio viso al bicchiere che tiene in mano, lo scruta, fa roteare il liquido rosso che sprigiona un profumo di more e bacche e ne aspira l’aroma.
Alza nuovamente lo sguardo su di me, io non ho perso neppure un suo gesto e mi sembra di aver perfino smesso di respirare per qualche istante.
«Assaggiamo questo capolavoro» mi dice facendo tintinnare il suo bicchiere contro il mio prima di portarselo alle labbra.
“Quanto vorrei essere al posto di quel pezzo di vetro”.
La delicatezza con cui appoggia le labbra al bordo del bicchiere socchiudendo gli occhi per meglio concentrarsi sul liquido che, pian piano, le scivola in bocca, il sospiro che emette appena le sue papille gustative vengono raggiunte dal nettare degli dei, come lo chiamavano i romani, è per me quasi come un orgasmo. Sono certo che lei non lo stia facendo per essere provocante, ma io non posso fare a meno di pensare che ogni suo gesto, ogni suo respiro, ogni sua smorfia, siano talmente provocanti da mandarmi in pappa il cervello.
Qualcuno nella sala reclama la mia presenza, a malincuore devo rispondere e allontanarmi da lei che alza ancora una volta il bicchiere come a congedarmi lasciandomi libero di rispondere a chi mi sta chiamando.
«Vai pure, non posso monopolizzarti per tutta la serata» mi dice regalandomi ancora un sorriso mentre Pierre si sta avvicinando a lei con un altro ospite.
Mi allontano con l’intento di tornare al più presto possibile al suo cospetto. Volto leggermente il capo e la scorgo chiacchierare amabilmente con un uomo che non conosco. Lui le tiene entrambe le mani e lei ride mentre gli risponde. Dal loro comportamento sembra che si conoscano da una vita notando in loro un certo affiatamento e un che di intimità.
L’uomo le si avvicina all’orecchio e le dice qualcosa che probabilmente nessuno nei paraggi deve ascoltare. Lei ride, gli da una pacca sulla spalla e avvicina quelle sue meravigliose labbra alla sua guancia per baciarlo.
Sento le viscere contorcersi.
“Cosa diavolo mi sta accadendo?”
Miss Margot, la madre di Pierre, mi guarda stranita prima di domandarmi:
«Tutto bene Roland? Ti senti male?»
Forse ho parlato ad alta voce, o forse la mia espressione mi ha tradito.
Mi affretto a rassicurarla, ma nel breve attimo che mi volto verso la donna, Desirèe deve essersi spostata, non riesco più a vederla laddove l’avevo lasciata.
Faccio vagare il mio sguardo per tutta la sala ma della sua persona neppure l’ombra. È sparita.
“Possibile che sia già andata via? Quanto è passato da quando è arrivata?”
Ho perso la cognizione del tempo e adesso anche Mr. John mi sta intrattenendo con i suoi racconti sulle vigne e la fase di vinificazione. Non mi interessano tutti questi particolari, li conosco a memoria, ogni anno è più o meno la stessa storia. Ma Desirèe che fine ha fatto?
Quando finalmente riesco a bloccare Pierre, lui mi risponde che Desirèe è andata via.
«Domani mattina deve accompagnare la madre in aeroporto molto presto, non poteva fermarsi di più».
Storco le labbra e il mio sguardo si fa cupo. Vorrei chiedere molte più informazioni a Pierre, ma non voglio neppure fare la figura del cretino. L’unica volta che parlando con lui ho asserito che, benché non mi fosse ancora capitato, ero convinto che esistesse il colpo di fulmine, lui mi ha preso in giro per mesi, dicendo che sono fin troppo romantico per essere l’uomo che sono.
“Ma poi che uomo sono?”
«Cosa hai detto Roland?» mi chiede stupito il mio amico.
«Niente perché?» rispondo stupito a mia volta.
Pierre mi guarda scuotendo il capo.
«Ti sei chiesto che uomo sei» mi risponde prima di mettersi a ridere e pormi un’altra domanda.
«Quanti bicchieri di Colombè ti sei scolato questa sera?»
Io scuoto il capo come a riscuotermi da un profondo turbamento prima di rispondergli.
«Non ho bevuto tutta la tua produzione di Colombè se è questo che vuoi insinuare. Ne ho gustato solo due bicchieri, forse tre».
Rispondo grattandomi il capo mentre lui mi guarda ridacchiando.
Decido che per me la serata è finita. Voglio rientrare a casa anche se continuo ad avere davanti agli occhi il volto di Desirèe. Credo che nonostante tutte le prese in giro a cui sono stato sottoposto, alla fine dei conti avevo ragione io.
Il colpo di fulmine, o Cupido, esistono veramente, e io questa sera sono stato colpito in pieno petto.

Passo la notte insonne continuando a pensare come fare per incontrare ancora quella donna. Ripasso mentalmente ogni suo gesto, ogni sua smorfia. Sento nelle narici ancora il profumo delicato che emanava ad ogni movimento. Nelle orecchie il suono melodioso della sua voce che continua a torturarmi.
“Cos’ha detto Pierre?” mi chiedo ad alta voce provocando il miagolio di Mr. Peloso. Devo aver disturbato anche il suo sonno.
Mi alzo dal letto, tanto è inutile, non riuscirò mai a dormire soprattutto ora che ho deciso di fare la più grossa stronzata di tutta la mia vita.

Mi vesto con cura, casual ma ricercato, non voglio far vedere al mondo intero quanto mi sento disperato, eppure, è così. Mi sento come se qualche strega malefica mi abbia fatto bere una pozione magica per rendermi imbecille agli occhi di tutti. O che Cupido abbia scoccato la sua freccia e mi abbia trafitto senza speranza.
“Desirèe” sussurro nella mia mente, ancora una volta, il suo nome strascicando le vocali come ho fatto la prima volta. Mi sorrido da solo allo specchio. Ci manca solo che i miei occhi prendano la forma di un cuoricino e posso farmi rinchiudere.
Ormai mi è più che chiaro!
Nessuna donna, in così poco tempo, mi aveva mai fatto perdere la testa. Sono patetico ma non ho la forza di reagire alla ragione, il mio cuore sembra aver preso il sopravvento e non mi lascia scampo.
Devo agire.
Scendo in garage, le chiavi del mio SUV strette nel palmo della mano, fischietto ma non sono tranquillo.

Il parcheggio dell’aeroporto a quest’ora non è affollato, sono solo le cinque e mezza, il primo volo parte alle sei. Sono certo che riuscirò a rintracciarla tra i viaggiatori, la folla non è esorbitante.
E in effetti sento un formicolio alla nuca, come una specie di avviso; mi volto e la scorgo entrare accompagnata da un’affascinante donna che, se non l’avessi saputo prima, avrei potuto scambiare tranquillamente per sua sorella.
Le due donne sono talmente simili sia in statura che fisionomia, che sarebbe impossibile non catalogarle come parenti strettissime. Perfino il modo di muoversi è quasi identico.
Le osservo da lontano, non voglio intromettermi nei saluti di rito. Aspetterò che la madre abbia varcato il controllo passaporti e poi mi avvicinerò a lei.
Desirèe saluta la madre abbracciandola e baciandola sulla guancia. La donna contraccambia e poi le fa una carezza sul volto dicendole qualcosa. Sembra una raccomandazione visto che la figlia fa cenno di sì con il capo più volte. Si sorridono ancora una volta e poi la donna s’incammina verso il funzionario addetto al controllo. Si volta, alza la mano in segno di saluto e Desirèe risponde a sua volta restando ferma ad osservare la madre varcare anche l’ultima porta prima di scomparire verso i terminal.
A quel punto si volta verso di me e si blocca. Mi osserva, sembra indecisa se sorridere o far finta di niente. La smorfia che fa, probabilmente indica che la sua mente stà chiedendosi cosa ci faccio io lì a quell’ora.
Lentamente s’incammina verso di me con passi leggeri e movimento elastico. Oggi indossa un paio di jeans e una camicia rosa pallido che riprende il colore delle Converse che porta ai piedi.
Ipnotizzato non riesco a staccare lo sguardo dalla sua figura.
«Ciao! Anche tu qui?»
Mi chiede, e visto che io non ho ancora aperto bocca prosegue.
«Sentivo la tua presenza mentre stavo salutando mia madre. Non avevo ancora messo a fuoco la tua figura, ma ero certa che tu fossi nei paraggi. Come mai?»
Continuo a sentirmi un cretino, eppure, le parole non mi sono mai mancate, altrimenti come potrei fare il pubblicitario?
«Ciao», rispondo mentre lei continua a guardarmi socchiudendo gli occhi come per decifrare il mio pensiero.
«Sei di partenza?»
Mi chiede ancora una volta.
«Possiamo andare a bere un caffè, fare colazione, passare la giornata insieme?»
Chiedo invece di rispondere alla sua domanda. Il battito ripetuto e veloce delle sue ciglia, il tirare indietro il capo e un sospiro sommesso mi fanno capire che sto confondendola.
«Hai da fare per i prossimi mille anni?»
Le chiedo ancora, sembrando davvero un’idiota. Aspetto solo che mi rida in faccia, che volti le spalle e se ne vada.
«Per i prossimi mille anni ho tantissimi progetti»
Mi risponde con un sorrisetto furbo.
“Mi sta prendendo in giro?”
«Progetti importanti che possono aspettare però. A stomaco vuoto non è facile far lavorare bene il cervello, magari dopo una bella colazione potrei esser tentata di raccontartene qualcuno» continua notando, probabilmente, il mio imbarazzo.
La prendo per mano e senza curarmi minimamente se la cosa le faccia piacere o meno, la porto verso il bar che si trova poco lontano. Le faccio cenno di accomodarsi e io mi reco alla cassa per fare l’ordinazione.
Non le ho neppure chiesto cosa vuol prendere.
«Ma tu fai sempre così?»
Mi chiede quando torno al tavolino e mi siedo.
«Così come? Tu sicuramente per colazione mangi pan cake con salsa ai frutti di bosco e prendi un cappuccino» le rispondo.
«E tu come fai a saperlo?» mi chiede.
“Già! Come faccio a saperlo?”
«Ho forse sbagliato?» lo so che non si risponde a domanda con un’altra domanda ma io ho come la sensazione di conoscere tutti i suoi gusti anche senza doverglieli chiedere. La mia domanda, infatti, la confonde.
«No, non hai sbagliato ma, a meno che non leggi nel pensiero, o non fai la spia…» Dice allargando le braccia.
«Nessuno dei due» rispondo mentre il cameriere ci serve dei fumanti pan cake con una generosa dose di salsa ai frutti di bosco.
«Tu credi nell’anima gemella?»
Le domando a bruciapelo mentre lei stà per portarsi alla bocca il primo boccone. Alza gli occhi al cielo, stringe le labbra e mentre imbocca quella delizia scuote leggermente il capo.
«Sono fantastici! Una delizia senza pari» mi risponde riferendosi al cibo.
«Non mi hai risposto» le faccio notare mentre anch’io mi delizio assaporando il primo boccone.
«Hai ragione, divini» concordo.
Restiamo qualche attimo in silenzio gustando la colazione che nel frattempo si è arricchita di cappuccino.
Bevo un sorso e una traccia di schiuma mi rimane su un angolo della bocca, non faccio in tempo a prendere il tovagliolo che il suo indice si è già poggiato delicatamente sulle mie labbra.
Il desiderio è troppo forte e, prima che lei lo tiri indietro, faccio quello che qualsiasi uomo eccitato come lo sono io adesso farebbe. Prendo il suo dito tra le labbra e lo assaporo. La sua bocca si trasforma in una perfetta O senza però emettere suono, così perdendomi nel profondo del suo sguardo m’impossesso di tutta la mano e intreccio le mie dita alle sue.
«Credi al colpo di fulmine» sussurro continuando a trattenere la sua mano e con gli occhi catturo il suo sguardo.
Lei prende un respiro profondo, poi un altro ancora. Non tenta di ritirare la mano né di distogliere lo sguardo mentre io resto in attesa di una sua risposta. Continuo a fissarla fin quando le sue labbra si muovono e il suono della sua voce allieta il mio udito.
«Sì. Credo al colpo di fulmine e all’anima gemella». Mi risponde continuando ad immergersi nei miei occhi. Non posso fare a meno di sorridere. È un sorriso di soddisfazione, di vittoria, di gioia e non m’importa che pensi che non ci sono del tutto con la testa.
«Ti sembrerò folle» inizio con il dire «ma ti assicuro che non lo sono e che non mi è mai capitato di comportarmi in questa maniera, ma da ieri sera ad oggi, per me, è come se fosse trascorso un secolo, come se tutto quello che ero prima, io, ora, non lo sia più. Ogni mia terminazione nervosa, ogni battito del cuore, ogni pensiero, li sento come se non mi appartenessero più, come se qualcuno se ne fosse impossessato e mi avesse reso suo schiavo».
Mentre parlo continuo ad osservare il suo volto. La sua espressione non è di sconcerto, di meraviglia o incredulità come avevo temuto.
Noto che sta cercando di trovare le parole giuste per rispondermi e quando lo fa, lo sconcerto, la meraviglia e l’incredulità sono tutti miei.
«Se tu sei folle, allora lo siamo insieme perché, io, non avrei potuto trovare parole migliori delle tue per descrivere come mi sento da ieri sera ad oggi».
«Se volevi spiazzarmi, ci sei riuscita benissimo» le rispondo.
«No, io non volevo spiazzarti, tantomeno mi sarei mai aspettata di sentirmi così. Cosa credi che sia?» Si vede che è confusa.
«Non lo credo, ne sono certo!» Le rispondo stringendo leggermente le mie dita intorno alle sue che hanno continuato a restare intrecciate.
«Senti anche tu questa strana corrente che ci attraversa? Questa sensazione di benessere solo mentre siamo nello stesso luogo e i nostri sguardi si fondono?»
Lei annuisce con il capo e, prima di rispondere, abbassa per un’istante le palpebre per poi riaprirle e fissare i miei occhi seria.
«Tutto questo e anche molto di più. Credo che noi due si sia stati colpiti entrambi dallo stesso fulmine!»
«Lo sai come si chiama questo?» lei annuisce e contemporaneamente diciamo
«Amore» restando entrambi come folgorati da questa verità.

Sono passati ben cinque anni da quel nostro primo incontro, nel frattempo, ci siamo sposati e abbiamo messo su famiglia, non ci siamo più separati per un periodo più lungo di quarantotto ore e da allora non abbiamo mai festeggiato compleanni o anniversari.
Quella data è diventata per noi, il nostro anniversario e la nostra data di nascita. Abbiamo acquistato da Pierre cinque casse da dodici bottiglie di quel vino rosso, e ogni anno stappiamo una bottiglia di Colombè per festeggiare il nostro amore.
Se la vita ci riserverà altri anni d’amore oltre quelle sessanta bottiglie, forse avremo qualche problema per il brindisi, ma di certo troveremo una soluzione quando questo si presenterà.

Fine.

Cosa ve ne pare?

Laura

Il suo primo vero Natale


Cari lettori è giunto il momento di svelare la copertina della mia novella natalizia

Che ne dite? Vi piace?

Chi mi conosce già, sa che nelle mie copertine cerco sempre di mettere qualche spunto relativo alla storia…
Sapreste quindi individuare qualcosa?

Intanto vi aggiungo la trama e ditemi se la trovate abbastanza natalizia:

Julie, dopo un brutto periodo, vuole ricaricare le batterie e, non avendo una vera e propria tradizione natalizia alle spalle, a dire il vero, lei, non ha mai avuto occasione di festeggiare il Natale con la famiglia, decide di trascorrere le feste natalizie da sola sull’isola di Beldburn nel nord Europa, nonostante le rimostranze della sua amica Samantha.
Gregor, amante della tradizione natalizia, ha ereditato dalla nonna una magnifica villa con faro annesso sull’isola di Beldburn e vuole trasformarla in B&B. Dall’isola, si gode di un meraviglioso spettacolo della natura: l’aurora boreale, incentivo in più per i turisti e la sua idea commerciale. Ma prima che il suo progetto prenda il via, desidera riunire per Natale, tutta la sua famiglia nella villa e ricominciare a festeggiarlo come quando erano bambini.
Julie e Gregor s’incontreranno fortuitamente sull’isola perché…

Vi aspetto su Amazon con tutti i formati, copertina flessibile, copertina rigida, eBook oppure KindleUnlimited.

Buona lettura

Laura

Novella Natalizia in arrivo….


Buon pomeriggio lettori e lettrici,

lo so, sto trascurandovi un pochino… però non mi sono dimenticata del blog e di voi.

Oggi volevo farvi sapere che quest’anno, ho deciso di cimentarmi anch’io in una novella natalizia.

Cosa mi ha portato a questa scelta? Beh, mi piace variare, questo immagino che lo sappiate già…

Così ho pensato che sarebbe stato carino tentare anche questa avventura.

Per il momento non posso dirvi molto di più, ma nei prossimi giorni vi svelerò la copertina e la trama.

Nel frattempo saluto tutti e vi auguro giornate felici.

Laura

Le seconde edizioni


Voi cosa ne pensate delle seconde edizioni?

La crescita personale di uno scrittore e del suo stile è in costante evoluzione. Rileggendo uno dei miei testi, mi sono resa conto che aveva bisogno di una seconda edizione e quindi di un restyling oltre che di una copertina più accattivante.

E così, sono lieta di annunciare che da domani su Amazon sarà disponibile l’ebook in seconda edizione di “Ascoltando il mio cuore”.

Il cartaceo sia con copertina morbida che rigida è già in vendita.


Questa la trama:


Prossima alle nozze, Giada è piena di dubbi. Perché il pensiero di sposarsi le mette gli incubi? In fondo è stata una sua scelta. Non ne poteva più di vivere in famiglia, ma la soluzione da lei adottata le fa ancora più paura. Si sente ormai costretta ad andare avanti, nonostante si sia resa conto di non amare Giulio. Non riesce a trovare una soluzione, non ne ha la forza, il coraggio e sopratutto le manca la giusta spinta per cambiare. Fino a quando incontrerà Davide, che con dolcezza e fermezza le insegnerà a conoscersi e rivalutarsi. Davide si dimostrerà un grande amico, l’aiuterà a rivedere le sue scelte di vita, a programmare un altro futuro, combatterà la battaglia al suo fianco e la spingerà con tenerezza e costanza a riconoscere il vero amore.Grazie all’amicizia di Davide, Giada sopporterà le difficili conseguenze causate dalla rottura del fidanzamento, le grandi divergenze che si creeranno con i genitori. Avrà finalmente il coraggio di affrontare suo padre e sua madre e confidare loro tutti i disagi patiti nell’infanzia.Nonostante il futuro incerto, senza lavoro, con un appartamento nuovo da mantenere, non rinuncerà alla crociera dei suoi sogni; sarà proprio Davide che le farà buona compagnia a bordo della “Princess of sea”.

Buona lettura

Laura

Grazie


Oggi voglio ringraziare un’autrice Giada Grimaldi che è anche una lettrice ed ha lasciato la splendida recensione che riporto qui di seguito al mio romanzo

Le avversità non fermano l’amore

Non è il primo romanzo che leggo di Laura Parise, e di lei ho capito che ama raccontare i sentimenti genuini, quelli che spesso dimentichiamo presi troppo dalla vita frenetica che conduciamo. Leggerla porta a fermarsi un attimo per rammentare il buono che abbiamo tutti i giorni.

Rachel ha perso sua figlia per una grave malattia, scandisce le sue giornate tra lavoro e casa, cerca di andare avanti ma non sempre è semplice. Per tre settimane viene assegnata come fisioterapista di una ragazzina, Jenny,  affetta da SMA una malattia che tra le altre cose la costringe a stare su una sedia a rotelle. Il rapporto tra le due non è semplice da subito, anche perché Jenny è cresciuta sotto la costante protezione di suo padre Kevin. L’uomo si è ritrovato solo e con una figlia malata, la cosa più naturale per lui è stata di chiudersi a riccio e tenere al sicuro la sua bambina anche se ciò l’ha tenuta fuori da un mondo che invece avrebbe bisogno di vivere e scoprire nonostante tutto. Rachel si insinuirà con garbo e delicatezza in questo equlibrio precario ma che funzionava…dove porterà la sua presenza? E se in realtà sarà anche lei a guarire le sue ferite?

In questa storia i protagonisti sono tre, a modo loro sono feriti e vivono per abitudine più che per emozioni, ed è triste rendersene conto. Rachel sopravvive ad un dolore immenso, Kevin combatte con i sensi di colpa, Jenny crede di non avere alternative. Eppure tutti e tre innescheranno involontariamente una serie di eventi che li avvicinerà fino a creare un legame che va oltre il guarirsi a vicenda. L’amore, in tutte le sue forme, può tutto, e in questa storia, pagina dopo pagina è proprio ciò che accade.

La storia è ben articolata, si vede che l’autrice si è documentata e ha raccontato sicuramente gli aspetti della malattia che non devono scoraggiare, insomma ha cercato di ricordarci che il bicchiere può essere sempre mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto, e questo l’apprezzamento tanto.

Cosa ne pensate? Io, la ringrazio per questa sua bellissima recensione, soprattutto perchè ha capito quanto reale io ci abbia voluto mettere nel raccontare di una malattia che purtroppo condiziona non solo la vita di chi la subisce, ma anche inevitabilmente di chi vive e ama una persona costretta a questa vita piena di difficoltà, e di aver letto così attentamente il mio libro.

Laura

Amiche del cuore


Nelle ultime 4 settimane ho partecipato al gruppo di lettura per l’uscita del nuovo libro dell’autrice Laura Parise: Amiche del Cuore Bianca e Valentina si sono conosciute per caso e la loro simpatia iniziale è sfociata in una grande amicizia e tante chiacchiere davanti a una tazza di caffè!Valentina è diretta, simpatica, generosa. Sposata con […]

Amiche del cuore

Un’altra blogger ha partecipato al gruppo di lettura e ha lasciato la sua recensione.

Grazie Jessica Imhof per l’impegno, la passione, e tutto quello che hai fatto per questo libro che hai letto con noi.

Leggete nel suo blog cosa ne pensa e fatevi un’idea del mio nuovo libro “Amiche del cuore”.

Grazie a tutti ma soprattutto a lei

Laura

Amiche del cuore – Laura Parise


TITOLO: Amiche del cuore AUTRICE: Laura Parise GENERE: Narrativa femminile EDITORE: Self Publishing PREZZO FLESSIBILE: 16,32 PREZZO RIGIDA: 18,62 PREZZO EBOOK: 3,99 KU: Sì Bianca e Valentina si conoscono per caso. La simpatia è reciproca e una forte amicizia sboccia all’istante. Questa nuova conoscenza porta nella vita di Bianca una ventata di freschezza.Valentina è simpatica […]

Amiche del cuore – Laura Parise

Continuate la lettura nel blog di Nancy.

Io non posso fare a meno che ringraziarla di cuore per aver preso parte al nostro tour che ha visto le lettrici confontarsi con le protagoniste. È stato stimolante, divertente ed emozionante continuare a dare vita alle protagoniste del romanzo rispondendo alle loro domande e formulando a nome delle protagoniste domande e cercando consigli a loro stesse. Se siete curiosi e volete leggere e scoprire di più su quanto ci siamo scambiate in questo mese di lettura, visitate il mio profilo Instagram @lauraparise_scrittrice

Buona lettura a tutti

Laura