La cena…


Aveva pianificato quella cena da oltre un mese,  c’era voluto del tempo affinchè trovasse il coraggio di spedirle l’invito… poi un giorno aveva deciso di andare contro la sua natura, decisa la data, l’ora e il ristorante scrisse il tutto su di un biglietto, aggiungendo che lui ci sarebbe stato, ma che lei non avrebbe dovuto necessariamente rispondergli per confermare, avrebbe atteso di esser stupito da lei. Mancavano quattro settimane esatte alla data prescelta, non era un tipo images-1.jpg.jpgimpaziente, avrebbe aspettato  con calma, sognando ogni notte quel momento quando, finalmente lei seduta difronte gli avesse riscaldato il cuore con il suo meraviglioso sorriso. Nell’attesa e nei suoi sogni, si lasciava andare alla deriva nel suo sguardo perdendosi in quel mare azzurro che erano le sue iridi, le prendeva la mano attraverso il tavolino per trasferirle il calore che sentiva bruciargli dentro. Come un ubriaco, al solo pensiero di perdersi con lei, sentiva scorrere il sangue nelle vene e pulsargli in tutto il corpo. Aveva paura, un terrore folle che lei non provasse i suoi stessi sentimenti, che per lei tutto fosse finito da tempo, che fosse stato solo un attimo di sbandamento, quegli attimi che capitano quando si abbassa non volendo la guardia. Alcuni segnali c’erano stati, specialmente quando lei evitava di rispondere ai suoi messaggi, o aveva trovato mille spiegazioni per declinare i precedenti inviti. All’inizio gli erano sembrati solo pretesti e aveva insistito per sapere se lei avrebbe mai accettato di incontrarlo. “si, certo! ma ora proprio non posso” gli aveva risposto lasciandogli una speranza accesa nel cuore. E ora lui quella speranza voleva a tutti i costi tradurla in realtà. Non gli erano bastati quei pochi attimi, quel saluto di corsa durante un’incontro casuale. Sapeva che lei a volte abbassava la guardia, che il muro che aveva eretto intorno a se stessa a volte si assottigliava. Ne aveva avute conferme quando si erano sentiti per telefono e lei dolcemente gli aveva sussurrato “non dimentico nulla di quel che è accaduto…” o la lunga pausa silenziosa rotta solo dal suo respiro quando lui le aveva detto “mi manchi” e lei non aveva avuto il coraggio di replicare. Le aveva dato tempo per riflettere su quell’invito, ma d’altra parte gli altri, quelli senza preavviso non avevano attecchito. Chissà forse questa volta…

Negli ultimi giorni si era preparato ad una grossa delusione, si era autoconvinto che se avesse pensato al peggio invece di vivere con la speranza che il suo sogno si avverasse, avrebbe sofferto di meno in caso lei lo avesse rifiutato. Aveva continuato a ripetersi come un mantra, “lei non verrà… lei non verrà…” anche se in un angolino del suo cuore continuava a sperare di vederla arrivare in lontananza come un raggio di sole in una giornata uggiosa. Fino all’ultimo aveva temuto di ricevere un qualche messaggio del tipo “mi spiace ma non posso venire” ma che per lo meno gli evitasse di fare la figura dello sciocco seduto ad un tavolo in attesa di chi non si presenterà. Voleva credere con tutte le sue forze che non sarebbe stata stronza fino a quel punto.

Il giorno era arrivato, non si sentiva nervoso, e neppure in trepidante attesa. Il suo silenzio lo faceva ben sperare. Arrivato davanti al ristorante era indeciso se entrare o attendere fuori il suo arrivo. Decise di entrare. La cameriera gentilissima lo fece accomodare al tavolo da lui riservato nella saletta. La stanza era vuota, c’erano cinque tavoli apparecchiati, ma non erano occupati da nessuno. Questo particolare lo rallegrò ulteriormente, avrebbero avuto ancora più tranquillità. Nell’attesa ordinò da bere. I minuti trascorrevano lenti, ma erano solo cinque minuti di ritardo, ci poteva stare… dopo dieci minuti lo stomaco aveva iniziato contorcersi, sentiva l’ansia accrescere dentro di se… un quarto d’ora dopo la cameriera si era affacciata “tutto bene signore?” lui aveva sorriso, un sorriso di circostanza e annuito. Cominiciava a sentirsi in imbarazzo. Non sapeva bene cosa fare. Ma no, non avrebbe provato a telefonarle per sapere che fine aveva fatto. Ancora qualche minuto e la cameriera si sarebbe riaffacciata…

Cominciarono a passargli per la mente tutte le volte che lei aveva evitato di dargli risposte alle sue precise domande, e quando dopo le sue insistenze gli aveva scritto “al momento sono troppo presa da mille cose confido nella tua comprensione” oppure  “lavoro tantissimo e devo occuparmi della mia famiglia” e non aveva aggiunto altro. Lui all’inizio l’aveva preso come l’ennesimo messaggio in cui lei si scusava per non aver tempo, ma ora assumeva tutto un altro aspetto, adesso quel messaggio gli arrivava chiaro “tu non fai parte della mia vita, ho altre cose molto più importanti di te”images

La cameriera fece ancora una volta capolino mentre lui continuava a guardare insistentemente il cellulare in attesa che si materializzasse da un momento all’altro un suo messaggio. La ragazza aveva un’aria piuttosto imbarazzata quando lui alzò lo sguardo dal display. Reagì nell’unica maniera possibile. Diede un’altro sguardo al cellulare  “ho appena ricevuto la notizia che il mio ospite non potrà arrivare” fece un sorrisino e proseguì facendo l’ordinazione per se stesso. La ragazza lo guardò ancora una volta con aria molto comprensiva, come se avesse già vissuto tante altre volte circostanze simili. Gli regalò il suo miglior sorriso e gli chiese se avesse preferito cambiare tavolo e spostarsi nel salone. Ringraziò e fece cenno di no con la testa, preferiva restare da solo e continuare ad osservare quel posto vuoto difronte a lui, piuttosto che spostarsi e mettersi in mostra davanti a tutti gli altri avventori. Il cibo, che probabilmente era squisito, a lui parve come cartone, insapore e inodore, si costrinse a mandare giù quanto ordinato, non perchè avesse realmente bisogno di mangiare, ma perchè doveva far qualcosa per calmare quelle sensazioni terribili che sentiva crescergli dentro. Delusione, rabbia, dolore fisico. Credeva di sentirsi preparato ad una botta simile invece… vedeva tutto il suo castello di sogni infrangersi come un castello di carte dopo una folata di vento. Tutte le sue speranze andare in frantumi come un bicchiere di cristallo scagliato contro la parete. Non poteva non fare niente, doveva in qualche modo reagire, ma come??

Nell’unica maniera che il suo orgoglio ferito gli suggeriva “non credevo fossi stronza fino a questo punto! Lasciarmi qui ad attenderti invano, e fare la figura dello stupido davanti a tutto il ristorante! Credevo che almeno tra di noi ci fosse un pochino di amicizia, e che questa volta avresti avuto il coraggio di rifiutare il mio invito dicendomi chiaramente cosa pensi. Ma forse sei solo frigida. Vaffanculo” la risposta gli arrivò immediatamente “lascia perdere che è meglio” cosa voleva dire con quella risposta? “perchè dovrei lasciar perdere?” e lei da un qualche posto che non era certamente difronte a lui gli rispose “hai letto quanto mi hai appena scritto?” non credeva ai suoi occhi, quasi quasi sembrava che lei fosse dalla parte della ragione “certo che l’ho letto quanto ti ho appena scritto… e come mai ora tutto ad un tratto ti decidi a rispondermi?” non ricevette più alcuna risposta, ma soltanto l’avviso che quell’utente aveva bloccato il suo numero. Sentì un ulteriore pugno nello stomaco, un’altra pugnalata al cuore. Ancora una volta lei non aveva avuto il coraggio di confrontarsi con lui e aveva preferito ereggere un muro di protezione contro i suo stessi sentimenti.

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