Tramonta e ritorna


O sole tuffati tra le onde agitate di questo mare, tingi di rosso fuoco questa sera fra spruzzi salmastri carichi di energia

porta con te le nostre paure e i nostri dilemmi, e torna domattina a dipingere di rosa il cielo illuminando le nostre vite mentre rinasci con le nostre speranze.

Laura

Innamorarsi di…


Hanno solo due giorni e già hanno preso possesso dei nostri cuori

È uno spettacolo unico osservarli come, con gli occhietti ancora chiusi, cercano la loro mamma… e ancora più emozionante è osservare lei come si prende cura di loro… li nutra, li protegga e li coccola…

Nella foto sembra che li stia abbracciando.

Resto incantata per lunghi momenti ad osservarli, come si può non amarli?

Laura

Perchè non farlo?


Ci son momenti che tutto disturba, che ogni minima cosa infastidisce… senti che qualcosa non và, forse sono solo attimi di pura e autentica follia, dei raptus che ti prendono incontrollabili e inarrestabili.

Sarà follia pura, forse… soltanto mancanza, non di rotelle nel cervello, ma di autostima, di fiducia in sè stessi… o forse solo perchè ti senti imprigionata in un contesto dove vengono tarpate le tue possibilità di sfogo.

Dicono che:

Chi non piange si ammala. Vi ricordate quando avete pianto l’ ultima volta? La repressione volontaria delle lacrime impedisce di fatto l’ esplosione di una emozione forte, o l’esteriorizzarsi di una sofferenza, che restano represse dentro di noi, e che prima o poi si manifesteranno da qualche altra parte, sotto diverse forme. Il pianto, infatti, è benefico perché è liberatorio, è la naturale conclusione di un evento emotivo violento, ed innesca un meccanismo di autosollievo, poiché lo scorrere delle lacrime calde sul volto stimola il rilascio di endorfine, gli ormoni che contribuiscono a stabilizzare l’ umore e ad alleviare il dolore, e che si ritrovano anche nelle lacrime. In natura l’ uomo è l’ unico animale che piange. Lo fa da subito, nell’ attimo in cui nasce, appena mette fuori la testa dal corpo della madre, assieme al suo primo respiro, per superare il trauma del parto e compensare lo sforzo di venire alla luce. Ma lo fa senza lacrime, poiché il neonato inizia a produrle dopo il terzo mese di vita, quando diventano utili a manifestare anche visivamente il disagio del distacco dal seno materno. Non il cane né il gatto, e nemmeno i nostri parenti più stretti come oranghi e scimpanzé, ricorrono alle lacrime emozionali come gli esseri umani, che si distinguono per questo comportamento associato allo stato emotivo, unico nel suo genere e nell’ intero regno animale. La natura del pianto umano ha stregato intere generazioni di scienziati e ricercatori, per capire come quella fisiologica lubrificazione della cornea sia collegata al sistema nervoso centrale funzionando all’ unisono con esso, e come abbia assunto nei secoli, nella nostra specie, la profonda valenza emotiva che tutti conosciamo. Senza emozioni non si piange, e infatti i pazienti in coma non piangono, perché il pianto è intimamente legato alla coscienza, emotiva e razionale, ma che deve essere necessariamente vigile ed attiva per poterlo esprimere. Nella lingua inglese esistono due verbi distinti per l’ atto del piangere: crying e weeping; il primo descrive l’ espressione del dolore acuto o della rabbia, e si manifesta in seguito a sofferenza fisica o psicologica, mentre il secondo è il classico pianto di sfogo, lacrimoso, che trasmette un messaggio di richiesta di aiuto immediatamente decifrabile: viene attivato dai neuroni specchio ed è in grado di coinvolgere empaticamente chi ci è accanto in quel momento. Il pianto è uno stimolo non verbale potente, molto più delle parole, poiché esso è spontaneo ed è espresso dall’ occhio, quell’ organo di senso che non a caso è definito lo specchio dell’ anima, e non è come si crede una forma di rifugio per i deboli, bensì una forma molto molto raffinata di anti stress. Analisi acustiche hanno rivelato che il pianto nasconde un protolinguaggio: oltre una certa soglia di dolore viene attivato il sistema nervoso simpatico che tende le corde vocali e che, a seconda della sua spinta emotiva, sviluppa diverse vibrazioni o inclinazioni del suono delle stesse. Alcuni ricercatori suggeriscono che lo schiacciamento del sacco lacrimale sia una conseguenza della contrazione dei muscoli facciali, altri sposano l’ idea che si tratti di un meccanismo per espellere sostanze tossiche, altri ancora lo ritengono fondamentale per umettare le mucose del naso e faringe durante la crisi di pianto, ma nessuna evidenza scientifica è stata in grado di spiegare il mistero del pianto. Gli ormoni – È stato confermato che le lacrime emotive hanno livelli più alti di proteine, elettroliti e ormoni – composizione chimica diversa da quelle meccaniche, che mantengono l’ occhio idratato – e che il genere umano ricorre al pianto quando è felice o infelice, in compagnia o da solo, e che l’ uomo piange meno frequentemente delle donne. Ma non è stato chiarito perché la stessa reazione lacrimosa si accompagni alla risata o a momenti particolarmente felici, come l’ innamoramento o la nascita di un figlio: forse perché ogni gioia contiene un dispiacere, cioè il presagio della fine imminente dell’ evento lieto. Il pianto si può reprimere volontariamente, soprattutto quando ha una insorgenza lenta, quando si avverte quel nodo in gola che lo preannuncia, ma di certo risulta difficile provocarlo, tanto che nella cinematografia si ricorre a sostanze irritanti dell’ occhio, a base di solfuri organici, per provocare una goccia che scorre da inquadrare sul viso, se non addirittura alle lacrime artificiali. Comunque piangere ogni tanto fa bene, abbassa il livello di stress accumulato – e nelle lacrime, si sa, non è mai annegato nessuno. Ma se nel momento in cui sgorgano quelle dolorose, quelle amare, davanti a noi c’ è qualcuno che le asciuga e ci stringe in un abbraccio, il sollievo è più rapido.

E allora rinunciando a sfogarti, ti comporti da folle, fai e dici cose insensate, ti impunti su argomenti che in un altro momento ti sarebbero scivolati addosso, diventi più sensibile e dai a certe parole o a certe frasi, importanze vitali che ti creano altri disagi: Interpretazioni sbagliate e probabilmente enfatizzate.

Come si può in questo mondo riuscire a trovare un equilibrio che finalmente ti lasci vivere una vita serena?

Una domandona… chissà se ci sarà una risposta…

Laura

Care donne, vi scrivo…


Profondo e molto interessante l’articolo di Giorgiana. Chissà in quanti maschietti lo leggeranno…

Sorridi, sii grato e AMA!

Domani sarà la nostra festa. Bello, sì, è bello sentirsi apprezzate, amate, bello ricevere qualche attenzione in più, ma… cosa ne facciamo di una nostra festa se nel frattempo nel mondo continuano i troppi casi di violenza sulle donne? Violenza manifestata prima di tutto a livello psicologico e in numerosi casi anche fisico. Le donne hanno sempre combattuto contro le svariate forme di barriere socio-culturali e ahimè, non è del tutto finita, dobbiamo ancora combattere contro le discriminazioni e stereotipi di genere.

In realtà oggi non voglio parlarvi di queste cose, non vorrei annoiarvi, stavo semplicemente pensando a cosa sta alla base di tutto ciò, perché succedono? Gli uomini che commettono atti di violenza, cosa pensano, come ragionano?
L’unica risposta che riesco a darmi è il fatto che non hanno rispetto della persona, la considerano inferiore, un oggetto, una cosa in loro possesso. Ma perché la pensano così?
Non è…

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Torno in cucina…


Siccome non si vive di solo amore, ma ogni tanto bisogna anche pensare alla pancia, vi regalo questa mia ricettina…

Involtini ripieni su letto di spinaci

Ingredienti:

4 fettine di vitello sottili
100 g di carne macinata
400 g di spinaci
15 g di funghi porcini secchi
1 fetta di scamorza alta 1,5 cm
Pane grattugiato
Sale e pepe
Noce moscata
1 spicchio d’aglio
4 cucchiai di olio d’oliva
2 cucchiai di vino bianco
Brodo vegetale q.b.
Peperoncino

Pulire gli spinaci. Battere le fettine, salarle e peparle leggermente. Mettere a mollo i funghi in acqua calda.
Scottare 100 g di spinaci.
Adagiare qualche foglia di spinacio sulle fettine. Tritare il resto insieme ai funghi.

Mescolare le verdure con la carne, salare pepare e aggiungere una grattugiata di noce moscata.
Dividere il ripieno sulle fettine di carne, tagliare la scamorza in 4 bastoncini e porli sopra il ripieno, quindi arrotolare le fettine.

Passare gli involtini nel pangrattato.

Rosolare da tutti i lati gli involtini in due cucchiai di olio, sfumare con il vino bianco e aggiungere qualche cucchiaio di brodo per portare a cottura. Ca 20 minuti. Far cuocere coperto.

In una padella riscaldare il restante olio con lo spicchio di aglio schiacciato e il peperoncino. Unire gli spinaci e portarli a cottura. Regolare di sale.
Suddividere gli spinaci nei piatti da portata e adagiarvi sopra un involtino.

Buon appetito.

Laura

Ad ogni costo


Sembra così facile alzare le spalle e fregarsene…

Dire:

Non mi interessa, non sono cose che mi riguardano, fatti tuoi, sciogliti tu la matassa…

Dipende da che tipo di persona sei…

Perchè se hai un pochino di coscienza, se provi un sentimento, se inizi a pensare altruisticamente…

Allora non è più così facile.

Non è affatto facile:

Vivere ignorando, con la testa sotto la sabbia, in un mondo tutto tuo dove solo i tuoi problemi hanno un senso.

Comunque vada, non puoi far finta di niente, quel che ti circonda ti condiziona, condiziona la tua vita, i tuoi pensieri, i tuoi gesti, i tuoi progetti, le tue paure, i tuoi sogni, le tue avventure.

Nonostante tutto ti possa sembrare eccessivo, nonostante tu faccia fatica a comprendere, nonostante tu non possa far nulla per capovolgere la situazione, nonostante sembra più semplice gettare la spugna, voltare le spalle e correre lontano…

Nonostante questo, resti lì, in attesa che arrivi il momento opportuno, che un segno qualunque squarci il cielo e faccia tornare il sereno.

Perchè, sembra facile alzare le spalle, fregarsene e andare via…

Ma quando il cuore e la mente si coalizzano, non resta altro che alzarsi, combattere e resistere insieme fino alla fine.

Laura

Dove hai imparato?


Lei è lì… immersa nei suoi sogni

Tu ormai sei sveglio da un pò…

Vorresti svegliarla ma sei indeciso…

Accarezzi il suo capo mentre ancora ti dorme accanto

Speri che il suo risveglio sia con un sorriso

Il tuo è già lì che la stà aspettando

Lei arriccia il naso, sbatte le palpebre e le labbra accennano un piccolo broncio

Fuori l’alba stà colorando il cielo

Il cinguettio degli uccellini fà da colonna sonora al suo risveglio

Quasi spaesata apre un occhio mentre la tua mano è già scivolata giù verso il suo viso, lo accarezzi leggero con la punta delle dita, segui i contorni dell’orecchio proseguendo verso le labbra

Con un sorriso biricchino afferra il tuo dito e delicatamente lo mordicchia

Spalanca gli occhi e la prima visione che ha, sono il tuo sorriso e i tuoi occhi pieni d’amore e di tenerezza

“Buongiorno amore” le sussurri dolcemente passandole un braccio sotto il capo

“Buongiorno amore” risponde mollando la presa sul dito

Ne approfitti per coprire dolcemente le sue labbra con le tue

Poi la fissi e soddisfatto ti accorgi che non l’ha affatto infastidita questa tua intromissione nei suoi sogni

“Ma dove hai imparato?”

Chiede ancora sorridente

“A far cosa?”

Le rispondi incuriosito

“A rendere il risveglio all’alba qualcosa di magico”

Laura

La poesia di Marcello Comitini per Genova


Tiratela via dal cuore di Genova
questa lama che ha straziato le vite
di uomini e di donne che passavano sognando
di volare sopra le case come fossero nidi
da cui spalancare felici le ali.

Strappatelo via dalle pupille di Genova
l’artiglio acuminato che ha lacerato le arterie
e ha lasciato intorno le case
cieche e deserte come volti privi di vita

Le ferite sanguinano
e minacciano altra morte
sotto il crollo dei pugni d’acciaio e cemento.

Allargate le braccia per cingere il cuore di Genova
in un abbraccio che non provochi morte
ma faccia spalancare le finestre
per ammirare nell’alba lo stupore del mare
per la città che risorge.

Grazie Marcello

Marcello Comitini


È uscita in questi giorni una canzone per Genova, l’idea benefica di alcuni artisti per dare una mano alla ricostruzione dopo il crollo del ponte Morandi.

Grazie al blogger Gabriele Romano che l’ha segnalata.

via Esce la canzone “C’è da fare” per Genova (25 artisti)… il cui ricavato andrà devoluto alla ricostruzione del quartiere del ponte Morandi

Inutile festeggiare l’8 marzo


Forse qualcuno non l’ha ancora capito!

Donne, madri, mogli, fidanzate, amiche, sorelle…

Siamo donne tutto l’anno, uomini, noi siamo al vostro fianco ogni istante, vi sosteniamo e vi amiamo senza bisogno di mimose o di rose.

Non ci serve una giornata particolare per sentirci speciali, ma gradiremmo la sensazione di esserlo ogni giorno dell’anno.

Se volete farci felici, quella rosa o quella mimosa, donatecela quando meno ce lo aspettiamo, quando ci vedete stanche o tristi, quando desiderate il nostro sorriso, quando volete stupirci con un piccolo gesto.

Senza un motivo in particolare..

Ma solo perchè ci amate.

Laura